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KUMINDA

Sul sito di Kuminda trovate tutti i video e tutte le presentazioni del seminario di Sabato 24 otto­bre a Parma. Qui postiamo il link al video della sessione in cui è intervenuto Mohamed Alsalimiya del Land Research Center parlando di land grabbing e sovranità alimentare in Palestina e del progetto che realizziamo insieme nel governatorato di Hebron. Inizia dal minuto 18:25 e vi consigliamo di vederlo!

(Mohamed presenta in inglese ma c'è la traduzione consecutiva in italiano)


 

Palestina e sovranità alimentare: parliamone ad Ottobre

Nell'ambito del progetto finanziato dalla Cooperazione Italiana nel distretto Sud di Al Khalil (Hebron) ci saranno degli eventi informativi con la proiezione di un video ed un dibattito. Tra gli invitati Mohamed Al Sulimya del Land Research Center nostro partner nel progetto.

Le date di Ottobre sono:21 a Trento, 23 a Novafeltria (RN), 24 Parma, 26 Milano, seguite il link

 

INEA Calabria

Il CREA (già INEA Calabria) organizza, insieme ad altri partners, una serie di eventi (ciclo di workshop e convegni) nell'ambito del progetto L’agricoltura che non ti aspetti - Seminare saperi, Coltivare esperienze e Produrre sviluppo sostenibile, equo e solidale, finanziato dal Dipartimento n. 8 (Agricoltura e Risorse agroalimentari) della Regione Calabria a valere sulla Misura 111, azione 3, del PSRCalabria 2007-2013.

Prevista anche la partecipazione della nostra socia Isa Giunta con interventi e relazioni su agricoltura contadina e movimenti sociali.

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in settembre ha preso avvio il Progetto

GIO.CA.CI - Giovani in campo per le nuove cittadinanze

che si realizzerà in Lombardia, nei territori di Sesto San Giovanni e Cologno Monzese, cofinanziato con fondi FEI finalizzati ad "Interventi di integrazione in ambito scolastico e di promozione del protagonismo giovanile".

Vi racconteremo presto di questa esperienza. Per ora, per saperne di piú, vai al progetto.

 

#apiediscalzi sotto l’ambasciata d’Ungheria

 

L’appuntamento è per lunedì 21 settembre, alle ore 18.00, di fronte all’Ambasciata dell’Ungheria, via dei Villini 12-16, Roma.


Le donne e gli uomini scalzi lanciano un altro appuntamento. Dopo la marcia di venerdì 11 settembre, che ha visto la partecipazione di migliaia di persone in tutta Italia, lunedì 21 settembre un appello chiama tutti e tutte a partecipare a un presidio di fronte all’Ambasciata dell’Ungheria. Una iniziativa pensata per protestare contro le violenze perpetrate dalle forze dell’ordine ai danni dei migranti, contro la mancata tutela dei diritti umani, e contro le nuove leggi in vigore nel paese dal 15 settembre, che prevedono anche l’arresto per chi attraversa i confini.

Di seguito il comunicato stampa diffuso dal Coordinamento delle volontarie e dei volontari del Baobab:

 

BASTA MURI, BASTA FRONTIERE: LA PROTESTA #APIEDISCALZI CONTINUA, PER I DIRITTI DEI MIGRANTI

Lunedì 21 settembre alle 18.00 appuntamento a Roma, di fronte all’ambasciata di Ungheria (via dei villini 12-16), in contemporanea con tante altre città italiane, per chiedere la fine delle violenze sui migranti e il necessario cambiamento delle poli­ti­che migra­to­rie euro­pee.

 

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Donne e uomini scalzi a Cosenza

La Cosenza solidale e antirazzista, come altre 60 città italiane, è scesa in piazza compatta per gridare il suo dissenso alle politiche migratorie di quella Europa che è diventata sempre più una “Fortezza” inespugnabile, disseminata di muri, filo spinato, vedette, odio, diffidenza e intolleranza.

Un’Europa che ha osservato silente la morte di centinaia di profughi, un’Europa che ha marchiato disperati in fuga dalla guerra come pericolosi clandestini, un’Europa che di comunitario conserva solo l’acronimo.

Cosenza, accogliendo l’appello nazionale delle “Donne e degli uomini scalzi”, ha mostrato il suo volto migliore, quello che riesce a tenere insieme associazioni, comitati, unioni sindacali, movimenti, cooperativi sociali e sigle di partito.

Una manifestazione pacifica e simbolica che, però, non ha dimenticato di indicare precise responsabilità politiche e lanciare proposte concrete, come quella di un ripensamento globale del sistema di accoglienza, spesso gestito, anche nella nostra regione, da affaristi e malavitosi.

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