Le principal symptôme de l'éjaculation prématurée est une éjaculation incontrôlée soit avant ou peu de temps après un rapport sexuel commence. L'éjaculation se produit avant que la personne le souhaite, avec une stimulation sexuelle minimale. Où commander viagra suisse vous avez trouvé une pharmacie en ligne ici http://trendpharm.com/ #viagra. Parfois, une combinaison de problèmes physiques et psychologiques provoque la dysfonction érectile. Par exemple, une condition physique mineure qui ralentit votre réponse sexuelle peut causer de l'anxiété à propos de maintenir une érection. L'angoisse qui en résulte peut entraîner ou aggraver la dysfonction érectile. Una disfunción eréctil puede ser el resultado de afecciones y enfermedades, medicación o estilo de vida. En primer lugar, es un problema físico. A menudo, factores psíquicos como el estrés y el miedo ayudan a mantener o empeorar los problemas eréctiles. Comprar cialis españa saber cuál es el medicamento ideal para usted depende de diferentes factores.
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Emergenza Terremoto in Ecuador

Comunicato inviato alle ONG italiane e diretto a tutti i soggetti interessati a cooperare con il Paese

Come molte/i di voi già sapranno stanotte si è verificato in Ecuador un forte terremoto di magnitudo 7.8 con epicentro sulla costa intorno alle 19 di ieri, che ha avuto impatto praticamente in tutto il paese ma soprattutto nelle province della Costa. Ci sono state poi decine di repliche, tra cui una di 6.1 durante la notte.

I danni sono ingenti, stamattina si parlava già di 77 morti, più di 500 feriti ma i numeri sono destinati ad aumentare. Stiamo seguendo la situazione con il nostro equipo che stava avviando proprio in questi giorni un progetto Dipecho con il sistema delle Nazioni Unite.

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"Sumud. Resistere per esistere" all'Al-Ard Doc film festival

 

 

No alle guerre e ai muri: presidio a Montecitorio

Mercoledì 9 marzo dalle ore 15:30 alle ore 18:30 – Roma, Piazza Montecitorio


La cultura di guerra sembra aver preso il sopravvento ancora una volta in Europa. Dalle frontiere interne ed esterne, alla Libia, il linguaggio che unifica le scelte dei governi dell'UE, nonostante le tragedie del novecento e quelle più recenti, dentro e fuori il vecchio continente, è ancora una volta quello delle armi.

Mercoledì il governo riferirà alla Camera sulla crisi internazionale, con particolare riferimento a quella libica.

 

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MASSACRO SILENTE

LA VOCE DELLE ARMI E IL SILENZIO DEL DIRITTO


Quanti bambini, donne e anziani devono ancora morire per poter usare la parola MASSACRO?

Per quanto ancora i nostri governi continueranno ad usare definizioni fredde come “uso sproporzionato della forza”, “diritto di difesa”, “vittime collaterali”, “scudi umani” perché non riescono a condannare uno Stato che occupa rinchiude e uccide un intero popolo?

Fino a quando i nostri governi, paladini a parole dei diritti umani, continueranno a difendere uno Stato che bombarda bambini mentre giocano a calcio su una spiaggia, che colpisce scuole, ospedali e ambulanze o che rade al suolo interi quartieri?

A Shajaiyyeh è stata una strage e così dovrà passare alla storia. Oltre 90 i corpi senza vita già ritrovati dopo i bombardamenti della notte del 19 luglio, chissà quanti “riposano” ancora sotto le macerie delle proprie case. A tanti sono tornate in mente le immagini crude e dilanianti di Sabra e Chatila. 32 anni dopo la storia si ripete. Il carnefice è sempre lo stesso come anche le vittime. Oggi come allora sono uomini donne bambini che non hanno lasciato la propria casa, non per eroismo, ma perché non hanno alcun posto dove fuggire e perché quella casa è tutto ciò che hanno.

Altri invece sono scappati. Orde di persone hanno deciso di mettersi in cammino, molti sventolando bandiere bianche, verso una meta non ben definita. Orde di persone che a piedi, con pochi beni, raggiungono le scuole dell’UNRWA, la casa di un parente, sperando che questo possa salvare le loro vite.

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Basta con struzzi e coccodrilli

Da Gaza al mondo, parla un gruppo di cooperanti italiani in Palestina

Gerusalemme, 11 Luglio 2014

 

Basta con chi fa finta di non vedere. Basta con chi pensa che una partita di pallone sia più importante di un’intera popolazione inerme sotto le bombe…Basta con chi dà del terrorista a un’intera popolazione senza mai aver voluto ascoltare le voci di Gaza. Basta con giornalisti che scrivono articoli comodamente seduti da casa o dalle redazioni a Roma e Milano. Basta con l’equidistanza a tutti i costi. Basta con le condanne bipartisan e con le parole misurate.

Siamo operatori umanitari e condanniamo la violenza verso i civili, SEMPRE.

Per questo non possiamo restare silenti dinanzi ad un attacco armato indiscriminato verso una popolazione che non ha rifugi, posti sicuri o possibilità di fuga. Una popolazione strangolata economicamente e assediata fisicamente, rinchiusa in una prigione a cielo aperto.

Non possiamo far finta di nulla. Noi Gaza la conosciamo perché ci lavoriamo, perché la viviamo e lì abbiamo imparato cos’è la sofferenza, ma anche la resistenza. E non parliamo di lancio di razzi: per i circa due milioni di persone che risiedono a Gaza, che vivono da 48 anni sotto occupazione, dimenticate dal mondo, che piangono morti che sono sempre e solo numeri, che subiscono interessi politici sempre più importanti della vita umana... resistere è essere capaci, nonostante tutto, di andare avanti.

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Fuori il TTIP dalla mia città: #fuorittip

pubblicato il 24 febbraio da Stop Ttip Italia

Parte oggi, sulla piattaforma Progressi.org, la nuova fase di pressione sui sindaci, i presidenti di Regione e i parlamentari italiani, per mettere “fuori legge” il TTIP dalle nostre città. Al link http://www.progressi.org/fuorittip e con l’hashtag #fuorittip la Campagna Stop TTIP Italia chiede a tutti i comitati, gli attivisti, e i cittadini preoccupati per l’impatto del trattato transatlantico, di sottoscrivere questa petizione e di farla girare il più possibile.

Vogliamo che l’adesione dell’Italia al TTIP sia discussa in ogni consiglio comunale e che ogni Comune esprima la propria preoccupazione e opposizione al trattato, come molte altre città europee e italiane hanno già fatto.

Le firme saranno consegnate ai sindaci, ai presidenti di Regione, ai parlamentari nazionali ed europei del territorio – in base al CAP dei sostenitori – in vista della mobilitazione nazionale contro il TTIP.

 
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