Le principal symptôme de l'éjaculation prématurée est une éjaculation incontrôlée soit avant ou peu de temps après un rapport sexuel commence. L'éjaculation se produit avant que la personne le souhaite, avec une stimulation sexuelle minimale. Où achat cialis sur internet vous avez trouvé une pharmacie online ici https://trendpharm.com/ cialis . Parfois, une combinaison de problèmes physiques et psychologiques provoque la dysfonction érectile. Par exemple, une condition physique mineure qui ralentit votre réponse sexuelle peut causer de l'anxiété à propos de maintenir une érection. L'angoisse qui en résulte peut entraîner ou aggraver la dysfonction érectile. Una disfunción eréctil es la impotencia de obtener o mantener una erección. comprar cialis sin receta españa saber cuál es el medicamento ideal para usted depende de diferentes factores.
America LatinaMedio OrienteItaliaBalcaniMediterraneo

Homepage

  • CRIC - Centro Regionale d'Intervento per la Cooperazione ONLUS

    Giovedì 18 Agosto 2011 16:48
  • Riace riparte!

    Giovedì 24 Gennaio 2019 11:41
  • Solidarietá con il popolo curdo

    Sabato 12 Ottobre 2019 08:15
  • Manabí Resiliente

    Giovedì 12 Novembre 2020 21:56
  • Giornata internazionale di solidarietà con il Popolo palestinese - 29 novembre 2020

    Domenica 15 Novembre 2020 18:02
Cosa Facciamo
Privacy

Questo sito web utilizza cookies.

Continuando a navigare nel presente sito si accetta l'utilizzo di tutti i cookies.

Per maggiori informazioni clicca qui


Politica per la protezione della privacy, attualizzata in base al Regolamento Europeo sulla Protezione dei Dati (GDPR)

Risorse
Interno CRIC



Ci stanno visitando
 43 visitatori online
Ringraziamenti
.................................
Banner

 

Campagne

Fermiamo la strage subito!

L’Europa nasce o muore nel Mediterraneo

Pace, sicurezza, benessere sociale ed economico si raggiungono solamente se si rispettano l’universalità dei diritti umani di ogni donna e di ogni uomo.

La regione del Mediterraneo è una polveriera ed il mare è oramai un cimitero a cielo aperto. Dall’inizio del 2015 nel mediterraneo sono morte più di1700 persone. L'Europa, per storia, per cultura, per geografia, per il commercio, è parte integrante di questa regione ma sembra averne perso memoria.

Il dramma di profughi e migranti, il loro abbandono in mano alle organizzazioni criminali, il dibattito su come, dove e chi colpire per impedire l’arrivo di uomini e donne che cercano rifugio o una vita dignitosa in Europa, non è altro che l'ultimo atto che testimonia l’assenza di visione politica da parte dei governi dell’UE.

Questa drammatica situazione ha responsabilità precise: le scelte politiche e le leggi dei governi europei che non consentono nessuna via d'accesso sicura e legale nel territorio dell’UE e costruiscono di fatto quelle barriere che provocano migliaia di morti nel Mediterraneo, nel Sahara, nei paesi di transito, nella sacca senza uscita che si è creata in Libia. Scelte coscienti e volute che configurano un crimine contro l'umanità.

La risposta dell’UE, confermata nell’Agenda Europea sull’immigrazione, ripropone soluzioni che hanno già dimostrato di essere miopi e di produrre effetti opposti agli obiettivi dichiarati.

Aumentare le risorse per avere più controlli e più mezzi per pattugliare le frontiere, anziché salvare vite umane, è sbagliato e non fermerà le persone che vogliono partire per l’Europa.

I conflitti irrisolti e le guerre hanno prodotto ad oggi, oltre 4 milioni di profughi palestinesi, circa 200.000 saharawi accampati nel deserto algerino, 9 milioni di siriani tra sfollati e profughi, 2 milioni di iracheni sfollati. Il flusso di uomini e donne dall’Afghanistan e dall’inferno della Libia, le persone in fuga dalla Somalia, dall'Eritrea, dal Sudan e da altri paesi africani, da anni è continuo.

Dietro le storie di queste persone oltre a povertà, malattie, dittature e guerre, ci sono interessi politici ed economici internazionali.

 

Guerre, povertà, saccheggio delle risorse naturali, sfruttamento economico e commerciale, dittature, sono le cause all'origine delle migrazioni contemporanee. Essere liberi di muoversi, migrare, deve essere una conquista dell’umanità non una costrizione.

Leggi tutto...

 

Referendumlavoto-Firma è una giusta causa

referendumlavoro-firma è una giusta causa

www.referendumlavoro.it

Sabato 13 ottobre comincia la raccolta delle firme, ce ne vogliono almeno cinquecentomila nel giro di tre mesi, per i referendum relativi all'abrogazione dell'articolo 8 della legge 14 settembre 2011 n°148 risalente al governo Berlusconi e delle modificazioni introdotte dal governo Monti all'articolo 18 dello Statuto dei diritti dei Lavoratori.

L'articolo 8 permette di derogare dai contratti nazionali di lavoro tramite accordi sindacali raggiunti in sede aziendale anche solo da alcuni sindacati. In virtù di quell'articolo la Fiom è stata esclusa dalla stessa agibilità sindacale entro la Fiat. Una condizione addirittura peggiore dei bui anni cinquanta.

Con le modificazioni introdotte all'articolo 18 è stato spazzato via il principio di reintegra nel posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa. Tutto viene monetizzato. La figura del giudice che dovrebbe tutelare un diritto costituzionale come quello al lavoro viene ridotta alla stregua di una funzione notarile.

I dati che ci sono stati forniti in queste settimane dall'Istat, dal Cnel, dalla Svimez dimostrano che tali novità introdotte nella nostra legislazione non hanno minimamente favorito lo sviluppo di nuova occupazione. La propaganda governativa è stata smentita dai fatti.

Contemporaneamente leggiamo su un paper dell'Ufficio Studi della Banca d'Italia che anche negli Usa studiosi di vaglia avvertono che la facilità dei licenziamenti e le moltiplicazione delle forme e dei modi del lavoro precario non solo non aiutano la produzione, ma neppure la produttività e la competitività del grande paese americano.

Il significato di questa battaglia è chiaro. Si tratta di ristabilire il principio della democrazia sindacale, della libertà e della efficacia della rappresentanza del mondo del lavoro, del diritto al lavoro, della piena dignità della lavoratrice e del lavoratore. Si tratta di riportare al centro del dibattito e dello scontro politico e sociali una questione fin troppo oscurata: quella del lavoro, dei diritti e dei doveri che esso comporta.

La convocazione di questi referendum non ha avuto una vita facile. Le forze parlamentari che hanno approvato le modificazioni liquidatorie dell'articolo 18 hanno tentato in ogni modo di bloccare l'iniziativa, ricorrendo anche al falso argomento della impossibilità della consegna delle firme durante l'anno in cui sono convocate le elezioni politiche. Argomento che non sta in piedi sulla base di una lettura attenta dell'articolo 31 delle legge istitutiva del referendum e di pronunciamenti precedenti della Corte in casi analoghi.

Ora si propone un altro argomento. Quello secondo cui sarebbe meglio trovare una soluzione legislativa anziché giungere alla celebrazione del referendum che comunque non potrà avvenire prima del 2014. Un referendum può essere evitato solo se intercorrono nuove leggi che vanno nella direzione voluta dal comitato promotore e dal senso stesso dei quesiti referendari.

Ma è lecito dubitare di questa condizione, dal momento che importanti forze che comporranno probabilmente la prossima maggioranza, come il Partito democratico, hanno dichiarato il loro pieno accordo almeno per quanto riguarda la liquidazione sostanziale dell'articolo 18. Tali argomentazioni appaiono perciò un diversivo. Ciò che conta ora è porre tutti davanti a un fatto compiuto, cioè la raccolta delle firme necessarie per innescare il cammino referendario.

 

 

www.referendumlavoro.it

 
Progetti e Azioni

world_map1

 

progetti in evidenza


CRIC, OpenFields, progetto UE contro razzismo in agricoltura

 

 

Italia

 

 

 

 

 


 

Manabí Resiliente, Ecuador

FIEDS2 logo

in spagnolo .............   in italiano

Campagne


 

 


 

sostieni

ire

Reti

 


logos_COCIS

 


 


 


 

ONG_files_logo

Terrecomuni_logo

Noi Abbiamo Scelto Banca Etica