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Sciopero delle e degli invisibili - 21 maggio 2020

Quando eravamo in confinamento, al "sicuro" nelle nostre case, c'è chi non ha mai smesso di spaccarsi la schiena nei campi per coltivare e raccogliere gran parte del cibo che ci ha nutriti nonostante il lockdown. Migliaia di persone, esseri umani vulnerabili alla pandemia e soggetti di diritto quanto noi: piccoli produttori, braccianti, stranieri ed italiani, uomini e donne, che svolgono attività essenziali e che però lo fanno senza diritti e tutele, indifesi anche di fronte all'emergenza sanitaria.

Ci vuole coraggio.

Per costruire una nuova normalità, finalmente umana; ci vuole coraggio per, insieme, approfittare della crisi per ribaltare le dinamiche che, dietro l'angolo di casa nostra e nei retroscena del cibo che consumiamo, producono violazione ai diritti, sfruttamento, insicurezza e disumanità.

Ci vuole coraggio.

Per regolarizzare i migranti, riconoscere loro un lavoro dignitoso, libero da paraschiavismo, così come per smantellare le vergognose condizioni di vita nei ghetti, dove come società stiamo ammassando uomini e donne, senza servizi e in precarietà, dove parlare di distanziamento sociale è una beffa, poiché è una delle tante opportunità negate. Non bastano misure parziali e permessi di soggiorno temporanei che lasciano fuori una grande fetta di lavoratrici e lavoratori più deboli, resi irregolari dai feroci decreti Salvini e sfruttati nei campi senza contratti di lavoro, ora ancora più vulnerabili a fronte della crisi. Bisognava, invece, "assicurare la certezza del rispetto del contratto di lavoro ed il riconoscimento al diritto a vivere regolarmente in Italia", come ha ricordato USB Immigrati.

Ci vuole coraggio.

Per non coprirsi gli occhi e vedere la realtà, sebbene cruda: i margini e gli sfruttati non sono invisibili, sono qui, vicino a noi, possiamo accorgercene se ci interroghiamo sulla provenienza e su come sono prodotti i cibi che ci nutrono, le arance, i pomodori o le clementine che consumiamo alla nostra tavola.

Ci vuole coraggio.

Per riconoscere che il problema non risiede solo nei ghetti, nelle sanatorie spietate o nel caporalato, ma anche nella perversa filiera del cibo abbandonata al controllo della Grande Distribuzione Organizzata (GDO).

Il cibo - non più diritto, ma trattato come qualsiasi altra merce- viene comprato a prezzi irrisori alle piccole produzioni delle nostre campagne, strozzate dal controllo sui prezzi esercitato dalla GDO che paga poco, sfruttando chi produce, mentre negli scaffali dei supermercati vende caro a chi consuma, in una duplice catena di abusi.

Le nostre produzioni italiane, contadine o comunque su piccola scala, non tutelate né visibilizzate nella loro specificità e nel loro incalcolabile contributo al diritto al cibo di tutti e tutte, da decenni resistono e sopravvivono a malapena in un contesto di concorrenza sleale e senza politiche mirate e calibrate alla loro specificità (vedi Campagna Popolare per le Agricolture Contadine). In un contesto così allo sbaraglio, la via di fuga troppo spesso è quella di rifarsi sui più deboli: pagare meno e non riconoscere diritti a chi lavora nei campi.

Il cibo è fondamentale per ogni essere vivente, lo abbiamo visto ancor più chiaramente, se necessario, in questi mesi di pandemia: utilizziamo la crisi per riappropriarcene, promuovendo e costruendo attivamente una transizione a sistemi alimentari territoriali basati sulla sovranità alimentare, che rispettino gli ecosistemi, producano cibo sano e tutelino i diritti di chi produce e di chi lavora nelle campagne.

Tutelare chi lavora e chi produce nelle campagne è tutelare il nostro diritto ad un cibo di qualità e non sporco di sfruttamento. Non a caso, chi convoca lo sciopero del 21 maggio invita a non raccogliere ma anche a non consumare dalla grande distribuzione, cioè chiede solidarietà anche a chi produce e a chi consuma, per unirci e costruire una coscienza collettiva su cosa c'è dietro il cibo che consumiamo e le potenzialità di questo diritto per la trasformazione delle nostre società.

Anche il CRIC aderisce allo sciopero del 21 maggio.

Aiuta con la diffusione, aderisci anche tu!

 

VarioMondo - Turchia

Il tempo di İbrahim Gökçek

comune-info - Marco Calabria - 07 Maggio 2020

 

Il collettivo del Grup Yorum perde anche İbrahim Gökçek, l’uomo che suonava il basso e che, rinunciando a mangiare per 323 giorni, era riuscito a piegare il regime turco costringendolo a concedere finalmente ai suoi compagni la possibilità di tornare a suonare.

Una straordinaria affermazione di libertà, per un gruppo considerato “terrorista” al pari di chiunque si opponga al delirio criminale di Erdogan. Una lotta che aveva seminato speranza, trepidazione e gioia tra migliaia di persone in Turchia e in molti altri paesi del mondo intero. Tutti avevano seguito con il cuore in gola la resistenza estrema di Helin Bölek, Mustafa Kocak e İbrahim, fino alla vittoria e alla morte.

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VarioMondo appelli - Palestina

I Palestinesi devono poter accedere alle cure mediche e noi abbiamo la responsabilità di sostenerli mettendo fine alle restrizioni israeliane. Secondo la Quarta Convenzione di Ginevra, Israele come potenza occupante ha il dovere di garantire la sicurezza e il benessere della popolazione civile nelle aree sotto il suo controllo

 

All'attenzione di: Alto rappresentante dell'UE per gli Affari Esteri Josep Borrell,

Ministri degli Affari Esteri dei paesi europei, Bruxelles,

Richiesta urgente di aiuto per l'emergenza a Gaza - porre fine al blocco ora!

ECCP - European Coordination of Committees and Associations for Palestine – 6 aprile 2020

 

Caro signor Borrell, Cari Ministri degli Affari Esteri degli Stati membri dell'UE,

In risposta alla pandemia globale di Coronavirus, i governi di tutto il mondo stanno mettendo in atto misure di emergenza al fine di proteggere la salute dei loro cittadini e stabilizzare le loro economie. Per quasi 2 milioni di persone nella Striscia di Gaza occupata e assediata, con i primi 12 casi di COVID-19 confermati il 1° aprile e 2 mila sospettati già in quarantena, la situazione è sull'orlo della catastrofe. Apparecchiature, letti per la terapia intensiva e strumenti di prevenzione per far fronte a una potenziale diffusione del contagio sono carenti o totalmente inadeguati. In questa situazione, qualsiasi risposta efficace per affrontare l'attuale crisi di Gaza è impensabile. Oltre un decennio di blocco illegale e frequenti brutali assalti militari israeliani hanno fatto sì che 2 milioni di persone si trovino in una situazione di sovraffollamento disperato in ambienti angusti e in condizioni di vita disastrose: un deficit del 60% nelle forniture mediche, una fornitura di elettricità fortemente limitata, malnutrizione di massa, mentre solo una famiglia su 10 ha accesso diretto all'acqua potabile.

vai alla lettera ai Ministri degli esteri Europei e a Joseph Borrell

vai alla lettera diretta a Ministro e vice e segretari degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale

 

VarioMondo articoli - agricoltori

Generi alimentari: La chiusura dei mercati all’aperto a causa del coronavirus ha paralizzato 450 realtà produttive non legate alla grande distribuzione

Le piccole aziende agricole vanno a picco

il Manifesto - 1 aprile 2020

«È tutta la settimana che ricevo telefonate di agricoltori che hanno il prodotto pronto per i mercati e invece sono costretti a buttarlo via», si sfoga così al telefono Marco Boschetti, direttore del Consorzio agrituristico mantovano che associa 450 aziende agricole familiari, tra piccole e medie, la metà delle quali partecipano ai 30 mercati contadini organizzati in vari paesi del mantovano, ma anche a Milano. «Da quando la regione Lombardia il 21 marzo scorso», ricorda Boschetti, «ha disposto la sospensione sino al 15 aprile, come del resto è avvenuto in tutta Italia, di tutti i mercati all’aperto, compresi quelli contadini, perdiamo 10mila euro a settimana».

«LE AZIENDE AGRICOLE SONO allo stremo; non può andare avanti così. Con l’arrivo della primavera il rischio di buttar via ciò che matura è certo. Dure e pesanti saranno le conseguenze economiche per le aziende agricole che portano i prodotti ai mercati contadini, avendo impostato coltivazioni e allevamenti per la vendita diretta. Ci devono permettere», prosegue il direttore del Consorzio, «di aprire nuovamente con tutte le dovute cautele del caso. Anche noi forniamo un servizio primario per la popolazione». Il problema è analogo per i circa mille mercati gestiti dagli agricoltori che operano da nord a sud dell’Italia e dove hanno fatto la spesa almeno una volta, stando a un’indagine del 2017, otto milioni di cittadini.

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VarioMondo articoli – parole di guerra

dai commenti: E’ vero parlare di guerra ci fa sentire tutti o soldati o vittime mentre parlare di malattia ci farebbe sentire persone che curano o pazienti che vengono curati e c’è una bella differenza…

Da Brescia si leva un grido: basta parlare di guerra

Comune-info - 24 marzo 2020

La crescita e poi il dilagare della pandemia vengono raccontati quasi sempre con un linguaggio costellato di trincee, prime linee, fronti, eserciti e barricate per indicare ospedali, medici, infermieri e terapie intensive. Questa è una guerra è stato l’incipit di un fiume impetuoso di dichiarazioni, da quelle dei luminari delle malattie infettive fino ai presidenti manager dello sport che rinunciano tanto malvolentieri agli eventi programmati. Un segnale evidente che questo modo di guardare il mondo penetra sempre più a fondo anche nell’ordine simbolico e psichico della rappresentazione del reale, una manifestazione che ci indica come si stia sedimentando l’idea che le crisi, le difficoltà, le incertezze (una parola così importante di questa situazione) si risolvono con meccanismi trancianti, cesure nette, scelte indiscutibili e, se necessario, strumenti repressivi, violenti, totalizzanti. Le metafore della militarizzazione dell’emergenza, anche quella economica, raccontano sempre molto più di quanto non appaia, scrive Mimmo Cortese, che a Brescia, con Bergamo l’epicentro della tragedia lombarda, vede ogni giorno crescere intorno a sé le ombre e i messaggi funesti del carattere più irreparabile del tempo sconcertante che stiamo vivendo, quello dei cimiteri incapaci di contenere le vittime del virus.

Per questo è così importante che sia lui a ricordarci con le affermazioni di un grande filologo polacco, Victor Klemperer (La lingua del Terzo Reich), che le parole possono essere come minime dosi di arsenico: ingerite senza saperlo sembrano non aver alcun effetto, ma dopo qualche tempo rivelano tutto l’effetto di questa orrenda narrazione tossica. Le parole per affrontare questa pandemia, sostiene Mimmo, sono cura, ricerca medica, responsabilità, condivisione, attenzione, salute, precauzione, guarigione, cautela, solidarietà, fragilità, lentezza, protezione, amore. Nulla a che vedere né con la guerra, né con i simboli che essa scatena

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VarioMondo appelli - produttori locali

COVID19: i produttori locali garantiscono l'accesso al cibo

ARI ASSOCIAZIONE RURALE ITALIANA - 19 marzo 2020

La salute dei consumatori e il senso di responsabilità verso i produttori impongono alle istituzioni il massimo impegno. ARI, sostenendo tale impegno, rivolge le sue proposte al governo, dopo il varo del decreto “Cura Italia”, e agli Enti locali, molti dei quali hanno preso disposizioni relative alla commercializzazione dei prodotti agricoli. Il decreto Cura Italia. Considerazioni e richieste di ARI

Il Decreto trascura una componente essenziale dell’agricoltura italiana: più di un milione di aziende diretto-coltivatrici in cui lavorano più di un milione e seicentomila persone (cfr. ISTAT). L’insistenza sul sostegno all’esportazioni agroalimentari (Art. 53 - Misure per il credito all’esportazione) avrà una scarsissima influenza sull’approvvigionamento alimentare del nostro mercato interno.

Abbiamo apprezzato in particolare quanto previsto per i lavoratori agricoli (Art. 22; Art. 30; Art. 32) ma riteniamo che quanto previsto nell’ Art. 78 (Misure in favore del settore agricolo e della pesca) riguardi un numero banalmente esiguo di imprese agricole di grande o grandissima dimensione che NON rappresentano né la struttura produttiva agricola né l’effettiva capacità di fornire alimenti in modo capillare e decentrato quanto più necessario in questa drammatica emergenza.

In particolare chiediamo un impegno su questi punti:

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