Le principal symptôme de l'éjaculation prématurée est une éjaculation incontrôlée soit avant ou peu de temps après un rapport sexuel commence. L'éjaculation se produit avant que la personne le souhaite, avec une stimulation sexuelle minimale. Où achat cialis sur internet vous avez trouvé une pharmacie online ici https://trendpharm.com/ cialis . Parfois, une combinaison de problèmes physiques et psychologiques provoque la dysfonction érectile. Par exemple, une condition physique mineure qui ralentit votre réponse sexuelle peut causer de l'anxiété à propos de maintenir une érection. L'angoisse qui en résulte peut entraîner ou aggraver la dysfonction érectile. Una disfunción eréctil es la impotencia de obtener o mantener una erección. comprar kamagra sin receta en chile saber cuál es el medicamento ideal para usted depende de diferentes factores.
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Sciopero delle e degli invisibili - 21 maggio 2020

Quando eravamo in confinamento, al "sicuro" nelle nostre case, c'è chi non ha mai smesso di spaccarsi la schiena nei campi per coltivare e raccogliere gran parte del cibo che ci ha nutriti nonostante il lockdown. Migliaia di persone, esseri umani vulnerabili alla pandemia e soggetti di diritto quanto noi: piccoli produttori, braccianti, stranieri ed italiani, uomini e donne, che svolgono attività essenziali e che però lo fanno senza diritti e tutele, indifesi anche di fronte all'emergenza sanitaria.

Ci vuole coraggio.

Per costruire una nuova normalità, finalmente umana; ci vuole coraggio per, insieme, approfittare della crisi per ribaltare le dinamiche che, dietro l'angolo di casa nostra e nei retroscena del cibo che consumiamo, producono violazione ai diritti, sfruttamento, insicurezza e disumanità.

Ci vuole coraggio.

Per regolarizzare i migranti, riconoscere loro un lavoro dignitoso, libero da paraschiavismo, così come per smantellare le vergognose condizioni di vita nei ghetti, dove come società stiamo ammassando uomini e donne, senza servizi e in precarietà, dove parlare di distanziamento sociale è una beffa, poiché è una delle tante opportunità negate. Non bastano misure parziali e permessi di soggiorno temporanei che lasciano fuori una grande fetta di lavoratrici e lavoratori più deboli, resi irregolari dai feroci decreti Salvini e sfruttati nei campi senza contratti di lavoro, ora ancora più vulnerabili a fronte della crisi. Bisognava, invece, "assicurare la certezza del rispetto del contratto di lavoro ed il riconoscimento al diritto a vivere regolarmente in Italia", come ha ricordato USB Immigrati.

Ci vuole coraggio.

Per non coprirsi gli occhi e vedere la realtà, sebbene cruda: i margini e gli sfruttati non sono invisibili, sono qui, vicino a noi, possiamo accorgercene se ci interroghiamo sulla provenienza e su come sono prodotti i cibi che ci nutrono, le arance, i pomodori o le clementine che consumiamo alla nostra tavola.

Ci vuole coraggio.

Per riconoscere che il problema non risiede solo nei ghetti, nelle sanatorie spietate o nel caporalato, ma anche nella perversa filiera del cibo abbandonata al controllo della Grande Distribuzione Organizzata (GDO).

Il cibo - non più diritto, ma trattato come qualsiasi altra merce- viene comprato a prezzi irrisori alle piccole produzioni delle nostre campagne, strozzate dal controllo sui prezzi esercitato dalla GDO che paga poco, sfruttando chi produce, mentre negli scaffali dei supermercati vende caro a chi consuma, in una duplice catena di abusi.

Le nostre produzioni italiane, contadine o comunque su piccola scala, non tutelate né visibilizzate nella loro specificità e nel loro incalcolabile contributo al diritto al cibo di tutti e tutte, da decenni resistono e sopravvivono a malapena in un contesto di concorrenza sleale e senza politiche mirate e calibrate alla loro specificità (vedi Campagna Popolare per le Agricolture Contadine). In un contesto così allo sbaraglio, la via di fuga troppo spesso è quella di rifarsi sui più deboli: pagare meno e non riconoscere diritti a chi lavora nei campi.

Il cibo è fondamentale per ogni essere vivente, lo abbiamo visto ancor più chiaramente, se necessario, in questi mesi di pandemia: utilizziamo la crisi per riappropriarcene, promuovendo e costruendo attivamente una transizione a sistemi alimentari territoriali basati sulla sovranità alimentare, che rispettino gli ecosistemi, producano cibo sano e tutelino i diritti di chi produce e di chi lavora nelle campagne.

Tutelare chi lavora e chi produce nelle campagne è tutelare il nostro diritto ad un cibo di qualità e non sporco di sfruttamento. Non a caso, chi convoca lo sciopero del 21 maggio invita a non raccogliere ma anche a non consumare dalla grande distribuzione, cioè chiede solidarietà anche a chi produce e a chi consuma, per unirci e costruire una coscienza collettiva su cosa c'è dietro il cibo che consumiamo e le potenzialità di questo diritto per la trasformazione delle nostre società.

Anche il CRIC aderisce allo sciopero del 21 maggio.

Aiuta con la diffusione, aderisci anche tu!

 

VarioMondo articoli: contromano

Piano Colao: come prima, più di prima

10 Giugno 2020 di Marco Bersani, Attac Italia

Bisognerebbe sinceramente ringraziare il manager Vittorio Colao che, in mesi di duro lavoro nella clausura del suo loft nella city londinese, ha prodotto un piano per la rinascita dell’Italia chiaro, netto, senza fronzoli più del necessario e comprensibile a tutti.

Un piano che ha un grande pregio: se, come tutti hanno affermato, la drammatica esperienza della pandemia rappresenta un monito e uno stimolo a rimettere in discussione un modello economico e sociale che ha dimostrato di non garantire protezione ad alcuno, il piano Colao è la summa di tutto ciò che NON si dovrebbe fare.

A tutti quelli che in questi mesi da una corsia di ospedale, da un reparto di produzione, da una consegna dettata da un algoritmo, da un portone di scuola sbarrato, dalla solitudine di una finestra hanno gridato “Mai più come prima!”, il pool di manager ha detto a chiare lettere non solo che tutto sarà “come prima, più di prima!”, ma che sulla destinazione delle risorse non faranno prigionieri.

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VarioMondo - Turchia

Il tempo di İbrahim Gökçek

comune-info - Marco Calabria - 07 Maggio 2020

 

Il collettivo del Grup Yorum perde anche İbrahim Gökçek, l’uomo che suonava il basso e che, rinunciando a mangiare per 323 giorni, era riuscito a piegare il regime turco costringendolo a concedere finalmente ai suoi compagni la possibilità di tornare a suonare.

Una straordinaria affermazione di libertà, per un gruppo considerato “terrorista” al pari di chiunque si opponga al delirio criminale di Erdogan. Una lotta che aveva seminato speranza, trepidazione e gioia tra migliaia di persone in Turchia e in molti altri paesi del mondo intero. Tutti avevano seguito con il cuore in gola la resistenza estrema di Helin Bölek, Mustafa Kocak e İbrahim, fino alla vittoria e alla morte.

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VarioMondo appelli - Palestina

I Palestinesi devono poter accedere alle cure mediche e noi abbiamo la responsabilità di sostenerli mettendo fine alle restrizioni israeliane. Secondo la Quarta Convenzione di Ginevra, Israele come potenza occupante ha il dovere di garantire la sicurezza e il benessere della popolazione civile nelle aree sotto il suo controllo

 

All'attenzione di: Alto rappresentante dell'UE per gli Affari Esteri Josep Borrell,

Ministri degli Affari Esteri dei paesi europei, Bruxelles,

Richiesta urgente di aiuto per l'emergenza a Gaza - porre fine al blocco ora!

ECCP - European Coordination of Committees and Associations for Palestine – 6 aprile 2020

 

Caro signor Borrell, Cari Ministri degli Affari Esteri degli Stati membri dell'UE,

In risposta alla pandemia globale di Coronavirus, i governi di tutto il mondo stanno mettendo in atto misure di emergenza al fine di proteggere la salute dei loro cittadini e stabilizzare le loro economie. Per quasi 2 milioni di persone nella Striscia di Gaza occupata e assediata, con i primi 12 casi di COVID-19 confermati il 1° aprile e 2 mila sospettati già in quarantena, la situazione è sull'orlo della catastrofe. Apparecchiature, letti per la terapia intensiva e strumenti di prevenzione per far fronte a una potenziale diffusione del contagio sono carenti o totalmente inadeguati. In questa situazione, qualsiasi risposta efficace per affrontare l'attuale crisi di Gaza è impensabile. Oltre un decennio di blocco illegale e frequenti brutali assalti militari israeliani hanno fatto sì che 2 milioni di persone si trovino in una situazione di sovraffollamento disperato in ambienti angusti e in condizioni di vita disastrose: un deficit del 60% nelle forniture mediche, una fornitura di elettricità fortemente limitata, malnutrizione di massa, mentre solo una famiglia su 10 ha accesso diretto all'acqua potabile.

vai alla lettera ai Ministri degli esteri Europei e a Joseph Borrell

vai alla lettera diretta a Ministro e vice e segretari degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale

 

VarioMondo articoli - agricoltori

Generi alimentari: La chiusura dei mercati all’aperto a causa del coronavirus ha paralizzato 450 realtà produttive non legate alla grande distribuzione

Le piccole aziende agricole vanno a picco

il Manifesto - 1 aprile 2020

«È tutta la settimana che ricevo telefonate di agricoltori che hanno il prodotto pronto per i mercati e invece sono costretti a buttarlo via», si sfoga così al telefono Marco Boschetti, direttore del Consorzio agrituristico mantovano che associa 450 aziende agricole familiari, tra piccole e medie, la metà delle quali partecipano ai 30 mercati contadini organizzati in vari paesi del mantovano, ma anche a Milano. «Da quando la regione Lombardia il 21 marzo scorso», ricorda Boschetti, «ha disposto la sospensione sino al 15 aprile, come del resto è avvenuto in tutta Italia, di tutti i mercati all’aperto, compresi quelli contadini, perdiamo 10mila euro a settimana».

«LE AZIENDE AGRICOLE SONO allo stremo; non può andare avanti così. Con l’arrivo della primavera il rischio di buttar via ciò che matura è certo. Dure e pesanti saranno le conseguenze economiche per le aziende agricole che portano i prodotti ai mercati contadini, avendo impostato coltivazioni e allevamenti per la vendita diretta. Ci devono permettere», prosegue il direttore del Consorzio, «di aprire nuovamente con tutte le dovute cautele del caso. Anche noi forniamo un servizio primario per la popolazione». Il problema è analogo per i circa mille mercati gestiti dagli agricoltori che operano da nord a sud dell’Italia e dove hanno fatto la spesa almeno una volta, stando a un’indagine del 2017, otto milioni di cittadini.

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