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  • CRIC - Centro Regionale di Intervento per la Cooperazione

    Giovedì 18 Agosto 2011 16:48
  • ciao, come vedete il sito é in ristrutturazione

    Giovedì 18 Agosto 2011 16:52
  • ... ce ne scusiamo,ma a breve speriamo poterlo far funzionare al meglio

    Giovedì 18 Agosto 2011 16:53
  • per suggerimenti, critiche (o anche auguri) intanto potete scriverci su info@cric.it

    Giovedì 18 Agosto 2011 16:53
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26 Novembre - Iniziativa a Milano

 

Testimonianza dal Burkina Faso

Dal Burkina Faso, la testimonianza di Francesca de Stefano, nostra socia. Il testo è stato parzialmente pubblicato anche sul Manifesto del 4 novembre.

E' da più di un anno che Blaise tirava avanti questa tiritera « cambio l'articolo 37 della costituzione per potermi ricandidare o non lo cambio ». La popolazione si è sempre mostrata nettamente contraria e l'ha dimostrato con varie manifestazioni oceaniche di cui l'ultima ad agosto.
Alla fine la settimana scorsa ha dichiarato in consiglio di ministri che avrebbe sottoposto il dl sulla modifica dell'articolo 37 all'assemblea nazionale il 30 ottobre.

La coalizione dei partiti di opposizione ha indetto una settimana di disobbedenza civile e manifestazioni a partire da martedi 28 (matedi scorso), ma in realtà dalla dichiarazione di Blaise tutte le notti c'erano manifestazioni spontanee e ci siamo abituati a dormire con il sottofondo dello sparo di lacrimogeni.
Martedi 28, prima grande manifestazione meravigliosa, più di un milione di persone scese a dire no alla modifica della costituzione ma è stato un crescendo, lo slogan diffuso era diventato "vattene" (il migliore "blaise è il nostro ebola"). Una parte della manifestazione ha poi cercato di andare sotto il palazzo dell'assemble nazionale ed è stata duramente repressa.
Mercoledi altra manifestazone, contro il carovita e per il diritto alla scuola ai figli del popolo, con meno persone ma sempre con un altissimo livello di tensione.
Giovedi 30, giorno clou del voto all'assemblea nazionale, zona rossa intorno al palazzo dell'assemblea e all'hotel li accanto in cui due giorni prima erano stati fatti arrivare i deputati della maggioranza per evitare che i manifestanti gli impedissero di arrivare all'assemblea e partecipare al voto.

Dopo scontri violentissimi con i militari che poi hanno dovuto arrendersi alla forza ed alla determinazione della massa, la zona rossa è stata sfondata e la manifestazione è entrata nel palazzo dell’assemblea nazionale.

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11 Novembre - Seminario a Cosenza

 

FIRMA PER CONTARE

No ai ladri d’acqua in Palestina. No all’accordo Acea-Mekorot.

Firma per esigere che l’Acea receda dall’accordo con la Mekorot, società idrica nazionale di Israele che si è macchiata di gravi violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani. Mekorot sottrae acqua illegalmente dalle falde palestinesi, fornisce l’acqua saccheggiata alle colonie israeliane illegali e pratica l’Apartheid dell’acqua nei confronti della popolazione palestinese.

Ogni firma manda una mail all'Acea e al Comune di Roma.

Acqua pubblica sì, ma anche limpida e libera.

http://www.change.org/it/petizioni/no-ai-ladri-d-acqua-in-palestina-no-all-accordo-acea-mekorot


Comitato No Accordo Acea – Mekorot

 

Campagna "Medicine per Gaza"

Pubblichiamo il rapporto aggiornato e finale della Campagna "Medicine per Gaza". Grazie ancora a chi l'ha sostenuta!

 

I cooperanti delle ONG italiane (CISP, COSPE, CISS, CRIC, Medina, Overseas, Coopi, ACS, ARCS, ARCI, GVC, VIS, EducAid, Vento di Terra, Terre des Hommes Italia, Nexus), la popolazione italiana e palestinese insieme, hanno dato il via, sin dall’inizio dell’attacco militare su Gaza, ad una campagna di sostegno immediato alla popolazione civile,  duramente colpita dalle distruzioni delle bombe.

La campagna di raccolta fondi  “Medicine pe Gaza”, conclusasi il 31 Agosto, ci ha permesso di portare un supporto immediato alla popolazione di Gaza, sotto assedio militare per 50 giorni a causa della campagna dell’esercito israeliano “Protective Edge”.

Secondo i dati raccolti dalle Nazioni Unite, durante la campagna “Protective Edge” 2.133 persone hanno perso la vita, fra cui 1.489 civili (di cui 500 bambini). Circa 500.000 persone hanno dovuto abbandonare la propria abitazione, 18.000 case sono state distrutte o gravemente danneggiate, lasciando circa 108.000 persone senza un posto dove vivere. Nonostante il cessate il fuoco, iniziato il 26 Agosto, continui ad essere in vigore, la situazione di emergenza continua, gli ospedali lamentano mancanza di medicinali e materiali sanitari, e 3 dei 37 ospedali di Gaza sono attualmente chiusi perchè non in condizione di operare a causa dei danni subiti durante i bombardamenti.

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MASSACRO SILENTE

LA VOCE DELLE ARMI E IL SILENZIO DEL DIRITTO


Quanti bambini, donne e anziani devono ancora morire per poter usare la parola MASSACRO?

Per quanto ancora i nostri governi continueranno ad usare definizioni fredde come “uso sproporzionato della forza”, “diritto di difesa”, “vittime collaterali”, “scudi umani” perché non riescono a condannare uno Stato che occupa rinchiude e uccide un intero popolo?

Fino a quando i nostri governi, paladini a parole dei diritti umani, continueranno a difendere uno Stato che bombarda bambini mentre giocano a calcio su una spiaggia, che colpisce scuole, ospedali e ambulanze o che rade al suolo interi quartieri?

A Shajaiyyeh è stata una strage e così dovrà passare alla storia. Oltre 90 i corpi senza vita già ritrovati dopo i bombardamenti della notte del 19 luglio, chissà quanti “riposano” ancora sotto le macerie delle proprie case. A tanti sono tornate in mente le immagini crude e dilanianti di Sabra e Chatila. 32 anni dopo la storia si ripete. Il carnefice è sempre lo stesso come anche le vittime. Oggi come allora sono uomini donne bambini che non hanno lasciato la propria casa, non per eroismo, ma perché non hanno alcun posto dove fuggire e perché quella casa è tutto ciò che hanno.

Altri invece sono scappati. Orde di persone hanno deciso di mettersi in cammino, molti sventolando bandiere bianche, verso una meta non ben definita. Orde di persone che a piedi, con pochi beni, raggiungono le scuole dell’UNRWA, la casa di un parente, sperando che questo possa salvare le loro vite.

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